Vi racconto Jordan Peterson
Tra psicologia, ordine, caos e il bisogno umano di ritrovare un senso
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Jordan Peterson non è soltanto un professore di psicologia clinica, né soltanto uno scrittore, né soltanto un fenomeno mediatico. È una di quelle rare figure che — nel bene e nel male — riescono a polarizzare il dibattito contemporaneo.
E quando una persona divide così tanto, solitamente è perché tocca qualcosa di profondo.
Peterson è entrato nella mia vita di lettore in un periodo in cui stavo riorganizzando la mia esistenza. Un momento di transizione, chiedendomi come diventare più disciplinato, meno pigro, più orientato al risultato.
Forse, anche per questo, le sue parole hanno trovato un varco.
Oggi vi racconto chi è davvero Jordan Peterson, cosa propone, perché è diventato un riferimento mondiale e cosa ho trovato di utile — e cosa invece reputo discutibile — nel suo lavoro.
1. L’uomo dietro le idee
Professore all’Università di Toronto, psicologo clinico, ricercatore sulla personalità, Peterson ha passato la vita a studiare le dinamiche tra ordine e caos, tra responsabilità e smarrimento, tra identità e disorientamento.
Il suo successo globale esplode dopo il 2016, quando si oppone a un provvedimento canadese sul linguaggio inclusivo.
Inizia tutto da lì: un video nel suo ufficio, una presa di posizione articolata, e improvvisamente diventa un fenomeno internazionale.
Ma ridurre Peterson a “quello del dibattito politico” sarebbe un errore grossolano.
Il cuore della sua opera è profondamente psicologico, filosofico, perfino esistenziale.
2. “12 Regole per la Vita”: una bussola in tempi confusi
Il suo libro più famoso, 12 Rules for Life, è un manuale di sopravvivenza emotiva scritto come un’opera filosofica.
Qualche regola è diventata iconica:
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Stai dritto con le spalle all’indietro.
Non è un consiglio posturale: è il simbolo del prendere posto nel mondo. -
Metti in ordine la tua casa prima di criticare il mondo.
Una chiamata brutale alla responsabilità personale.
Ogni regola è accompagnata da storie cliniche, riferimenti biblici, analisi di Jung, racconti personali e osservazioni sull’uomo moderno.
Peterson ha la capacità rara di far sembrare semplice ciò che è complesso — e viceversa.
A me ha colpito soprattutto la centralità del concetto di ordine.
Perché è esattamente quello che stavo cercando nella mia vita: nuove abitudini, una disciplina più solida, una struttura chiara.
E in questo, Peterson è uno dei pensatori contemporanei che più riesce a parlare a chi vuole ricominciare.
3. Il tema centrale: ordine e caos
Ogni essere umano vive tra due forze complementari:
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l’ordine, che dà stabilità, sicurezza, identità;
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il caos, che porta innovazione, crescita e possibilità.
Troppo ordine soffoca.
Troppo caos distrugge.
Peterson dice che la vita migliore la si trova sulla linea di confine tra i due.
Un concetto semplice, ma potentissimo.
Anche io l’ho sentito come profondamente vero: quando la vita è troppo rigida ti senti stagnante; quando è troppo instabile, ti senti perso.
La vera crescita avviene nel mezzo, in quel territorio rischioso dove devi imparare a creare il tuo percorso.
4. Le critiche: necessarie e legittime
Peterson è complesso, e come tutte le figure complesse non è immune dalle critiche.
A) Lo stile narrativo può essere dispersivo
Molti lettori trovano i suoi libri densi, circolari, a volte quasi labirintici.
Peterson divaga, apre parentesi, racconta, ritorna al punto.
A me non dispiace — ricorda un professore che parla a ruota libera — ma non è uno stile per tutti.
B) La polarizzazione mediatica
Peterson è diventato un simbolo per alcune correnti politiche, non sempre per sua volontà.
Questo ha distorto la sua immagine, riducendolo a un “portabandiera”, quando in realtà è soprattutto uno psicologo.
C) L’approccio morale
Peterson crede profondamente nella responsabilità individuale.
È un valore enorme.
Ma rischia — in alcuni passaggi — di ignorare contesti socio-economici complessi.
Non tutti possono semplicemente “rimettere ordine nella propria vita” con autodisciplina.
Questo è un limite del suo metodo.
5. Perché apprezzo Peterson (e cosa prendo da lui)
Non sono un adepto.
Non sono d’accordo su tutto.
Ma considero Peterson una delle voci più interessanti degli ultimi anni, per vari motivi:
• La responsabilità personale come centro della crescita
In un’epoca in cui tutto è colpa di qualcun altro, lui ti dice:
“Riparti da te. Fai il tuo piccolo mondo un po’ più in ordine.”
È una filosofia che cambia davvero la vita, se la applichi.
• Il coraggio di affrontare il caos
Peterson ti invita a guardare negli occhi ciò che temi.
Non a scappare.
Non a sedare l’ansia.
Ma a trasformarla in qualcosa di utile.
• L’attenzione alla disciplina
Le routine, le abitudini, la cura di sé, l’ordine del quotidiano: tutti elementi che sto integrando nella mia vita e che — paradossalmente — sto imparando anche tramite la mia vita da “casalingo” di cui ho scritto in un post precedente.
• La dimensione spirituale
Non religiosa in senso stretto, ma simbolica, archetipica.
Peterson riesce a reinterpretare i miti, le storie bibliche e la psiche umana con una profondità che pochi hanno oggi.
6. Cosa può insegnare Peterson a chi — come me — sta costruendo una nuova versione di sé
Da qualche tempo sto lavorando per trasformare la mia vita:
ritrovare disciplina, struttura, chiarezza, centratura.
Sto studiando l'inglese, costruendo il mio canale YouTube, coltivando nuove abitudini.
In questo percorso, Peterson è stato un compagno di viaggio prezioso.
Non un “guru” da seguire ciecamente, ma una voce che dice:
“Puoi farcela. Ma devi iniziare tu, non il mondo.”
E questo risuona profondamente con la mia esperienza personale, con la separazione, con la necessità di reinventarmi, con i figli, con il lavoro, con tutto il resto.
7. Un invito personale
Se amate:
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la psicologia,
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la riflessione profonda,
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il bisogno di rimettere ordine nella propria vita,
Jordan Peterson può offrirvi spunti enormi.
E se, come me, amate unire questi temi alla storia, alla narrazione, alla scoperta del passato, allora vi invito anche a seguire il mio canale YouTube:
👉 Napoleone1769
dove unisco rigore storico, passione, storytelling, e un percorso personale di crescita che condivido puntata dopo puntata.
Conclusione
Jordan Peterson divide, sorprende, stimola, irrita, affascina.
È una di quelle voci che non si possono ignorare.
Che tu lo condivida o lo contesti, una cosa è certa:
ti fa pensare.
E in un mondo dove tutto scorre veloce e superficiale, trovare qualcuno che ti costringe a fermarti e riflettere è già un valore immenso.
Soprattutto se stai cercando — come me — di costruire una versione migliore di te stesso.
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