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martedì 2 dicembre 2025

L’idea della perfezione: quando smetti di aggiustarti e inizi finalmente a vivere

L’idea della perfezione

Per anni ho cercato di essere perfetto.
O meglio: di essere migliore di quello che ero.

Elencavo mentalmente tutto ciò che di me non mi piaceva.
Sapevo di essere intelligente, ma mi vedevo pigro e procrastinatore.
Sapevo di non essere brutto, ma mi sembrava impossibile conquistare una donna davvero bella.
Sapevo che avrei potuto osare di più, ma la paura mi bloccava.

Sapevo, o almeno credevo di sapere.

La mia strategia era questa: trovare nei libri – e nella vita degli altri – la chiave per diventare finalmente “giusto”. Quello definitivo, risolto, sistemato.


La fuga nei libri (e nelle vite degli altri)

Ho divorato intere biblioteche di crescita personale.
Libri sui blocchi psicologici, sulla motivazione, sul diventare la “migliore versione di sé stessi”.

Cercavo la frase giusta, la tecnica magica, il metodo infallibile.
Nel frattempo la vita andava avanti veloce:

  • il lavoro di routine,

  • una moglie,

  • i figli,

  • gli impegni quotidiani.

La vita scorreva e io leggevo “come rovesciare la medaglia”, come trasformare una vita che mi sembrava ordinaria in una vita straordinaria, degna di essere raccontata.

Ma c’era un problema: leggevo tanto, agivo poco.
Le pagine cambiavano, io molto meno.


La storia come specchio (e come fuga)

Un’altra grande consolazione erano i libri di storia.
I grandi del passato erano lì, sulla pagina, a indicarmi una strada possibile.

Mi specchiavo in Alessandro Magno, in Cesare, in Carlo Magno.
E soprattutto in Napoleone.
Al punto da aprire due blog – Historia e Napoleone – per scrivere di loro.

Raccontavo le loro vite, le loro battaglie, le loro cadute e le loro rinascite.
Pensavo: “Se capisco loro, forse capirò anche me”.

Ma la verità è che anche la storia, per me, era una fuga.
Guardavo continuamente fuori, cercando nei giganti del passato ciò che non avevo il coraggio di cercare dentro.


Il momento di svolta: ero già perfetto (nel mio modo imperfetto)

A un certo punto ho iniziato a farmi una domanda diversa:
E se non ci fosse niente da aggiustare?

Ho capito una cosa semplice e rivoluzionaria:
ero già perfetto.

Perfetto non nel senso di “senza difetti”,
ma nel senso di completo, intero, umano.

Ero un uomo, con:

  • i suoi pregi e i suoi difetti,

  • i suoi sogni e le sue paure,

  • i punti di forza e le fragilità.

Questa costruzione unica – io – non aveva bisogno di essere smontata per diventare qualcos’altro.
Aveva bisogno solo di essere vissuta.

Il mio vero lavoro, da quel momento in poi, non è stato “diventare un altro”, ma essere il più possibile me stesso.

Da quella consapevolezza è nata una piccola saggezza personale.
Ti lascio qui le conclusioni a cui sono arrivato: forse possono servire anche a te.


Le 10 lezioni che ho imparato sulla perfezione (e su me stesso)

1. Assumiti la responsabilità, non recita un personaggio

Assumiti la responsabilità di quello che dici e di quello che fai.
Smettila di recitare un personaggio per compiacere gli altri.

Quando ti muovi solo per essere approvato, ti tradisci.
Dire: “Questo sono io, nel bene e nel male” è un atto di coraggio e di libertà.

Essere te stesso non significa essere sempre uguale, ma essere autentico in ogni fase del cambiamento.


2. Nessuno è “migliore” di te, solo diverso

Per anni ho messo gli altri su un piedistallo.
Più sicuri, più belli, più decisi, più forti.

Poi ho capito che nessuno è migliore.
Gli altri sono diversi, con altre storie, altre paure, altre possibilità.

Il mondo non è una gara continua.
Anche se non sembra, la vita “tifa” per te.
A dispetto di delusioni, dolori e amarezze, l’universo sembra sempre spingerti verso una cosa: imparare a volerti bene.


3. Non basare la tua felicità sul giudizio degli altri

Non hai alcun controllo su quello che gli altri pensano o dicono di te. Zero.

Se agganci la tua autostima alla loro opinione, sei perso:
basterà una critica sbagliata per buttarti giù.

La verità è questa:
quello che pensano gli altri non è affar tuo.
Il tuo compito è vivere in modo coerente con i tuoi valori, non con le aspettative altrui.


4. Non chiedere scusa per ciò che sei

Chiedi scusa quando sbagli, quando ferisci qualcuno con un comportamento o con una parola.
Questa è responsabilità.

Ma non chiedere mai scusa per ciò che sei:
per la tua sensibilità, per il tuo modo di ridere, per i tuoi sogni “strani”, per la tua intensità.

Troppo spesso ci scusiamo per il nostro semplice esistere.
È il modo più veloce per spegnerci.


5. Sii adattabile: il cambiamento non chiede permesso

Se resti chiuso nella tua stanza, nella tua città, tra le stesse facce e le stesse abitudini per tutta la vita, ti fai del male.

Il cambiamento è duro, fa paura, ma è vitale.

Divorzi, lutti, perdite di lavoro, cambi di rotta:
non controlli quasi nulla di ciò che accade, ma puoi imparare a non spezzarti.

Sii adattabile:
assorbi il cambiamento, trasformalo in una nuova forma di te, anche se all’inizio fa male.


6. Non fermarti: il vero fallimento è smettere

Per anni ho accumulato informazioni senza agire.
Leggevo, studiavo, prendevo appunti… ma la mia vita restava uguale.

Il vero fallimento non è cadere, ma fermarsi del tutto.

Un giorno ho smesso di cercare fuori le risposte.
Ho iniziato a fare piccole cose concrete, qui e ora, con quello che avevo.

È da lì che è cominciata davvero la mia rinascita.


7. Sii grato, anche quando sembra non ci sia niente da festeggiare

Viviamo in un mondo pieno di opportunità, anche se alcune giornate sembrano un deserto.

Siamo fortunati ad avere ciò che abbiamo:
casa, cibo, salute (quando c’è), internet, persone da chiamare, possibilità di imparare.

La gratitudine non è buonismo:
è un allenamento mentale che ti ricorda che non parti mai da zero.


8. Allenati alla consapevolezza

Apprezza ciò che hai, mentre ce l’hai.
Vivi il presente, non solo come slogan da poster motivazionale, ma come pratica quotidiana.

  • Ascolta davvero una canzone, senza scorrere il telefono.

  • Guarda un film immedesimandoti, non per avere rumore di fondo.

  • Sprofonda in un libro, lasciandoti portare.

Osserva i tuoi pensieri:
non lasciarti trascinare da loro. Sono solo parole che la mente ripete.

Non sei obbligato a crederci.
Non ascoltarli sempre, pensa a vivere.


9. Condividi chi sei, non solo quello che fai

Condividi con gioia la tua allegria, il tuo modo di essere, la tua storia.

Intreccia relazioni, apriti, parla, ascolta.
Non avere paura degli altri: sì, qualcuno ti deluderà, ma troverai anche persone che ti vedono davvero.

Passerai accanto a tanta gente nella vita:
lascia in ognuno una piccola traccia gentile.
A volte basta una parola, un sorriso, un gesto onesto.


La perfezione non esiste, ma tu sì

Oggi non cerco più di essere perfetto.
Cerco di essere vero.

Non mi interessa più diventare un eroe di un libro di storia, mi interessa non tradire me stesso mentre vivo la mia.

Se anche tu ti senti “da aggiustare”, forse puoi fare un tentativo diverso:
smettere di rincorrere un’idea astratta di perfezione e iniziare a esplorare, con curiosità, quello che sei già.

È lì che comincia davvero la crescita personale.
Non quando ti trasformi in qualcun altro,
ma quando finalmente torni a casa da te stesso.

mercoledì 26 novembre 2025

Come ritrovare la motivazione quando ti senti bloccato

 Quando la vita ti blocca: come ripartire anche quando la motivazione è sparita


uomo montagna


Introduzione: la sensazione di essere fermi

Ci sono momenti in cui tutto si blocca.
Non parliamo della fatica normale, quella che passa dopo una notte di sonno. Parliamo della sensazione profonda di immobilità: ti alzi la mattina e sembra che nulla abbia senso, i progetti non avanzano, la motivazione evapora, ogni passo richiede uno sforzo immenso.

Succede a tutti. Succede ai più forti. Succede a chi ha sempre fatto mille cose insieme e ora non riesce più a iniziarne una.

La buona notizia? Non è un fallimento.
È un campanello di trasformazione.
E quando impari a leggerlo, la vita cambia davvero.


1. Perché ci blocchiamo? Le radici psicologiche

La psicologia moderna identifica due cause principali:

A. Sovraccarico cognitivo

Il cervello umano può gestire solo un numero limitato di decisioni.
Quando superi quella soglia, si attiva ciò che si chiama decision fatigue, come spiegato negli studi di Baumeister (link utile: https://journals.sagepub.com/home/psp).

Segnali tipici:

  • procrastinazione

  • mancanza di motivazione

  • irritabilità

  • incapacità di scegliere

B. Mancanza di senso

Victor Frankl, psichiatra sopravvissuto ai campi di concentramento, ha scritto:
“Quando l’uomo non può trovare un senso, si anestetizza.”

Non perdiamo energia: perdiamo direzione.


2. La motivazione non è un punto di partenza: è un effetto

È un errore comune cercare “motivazione” prima di agire.
La neuroscienza dimostra il contrario: l’azione crea motivazione, non il contrario.

Andrew Huberman, neuroscienziato di Stanford, lo spiega chiaramente (fonte: https://hubermanlab.com):

  • quando inizi un’azione, anche minima

  • il cervello rilascia dopamina

  • questo crea slancio

  • lo slancio crea motivazione

È per questo che basta un gesto minuscolo per cambiare una giornata.


3. Se ti senti bloccato, ecco la prima cosa da fare: riduci

Quando la vita ti blocca, evitare non serve. Spingere troppo non serve.
La chiave è ridurre il campo di battaglia.

Riduci:

  • obiettivi

  • aspettative

  • compiti inutili

  • rumore mentale

  • persone che drenano energia

La regola d’oro è:
“Fai meno, ma fallo bene.”

Essere bloccati non è un invito a correre.
È un invito a ripulire.


4. Il metodo dei 20 minuti: la tecnica più efficace del mondo

È semplice, scientifica e rivoluzionaria:

Lavora su una sola cosa per 20 minuti. Non di più.

Perché funziona?

  • supera la procrastinazione

  • attiva la dopamina iniziale

  • elimina la paura di cominciare

  • crea micro-vittorie che si accumulano

È la tecnica usata nei programmi di riabilitazione comportamentale della Harvard Medical School.

Venti minuti possono cambiare una vita.


5. La parte più difficile: accettare che non puoi fare tutto

La cultura moderna ci spinge a credere che dobbiamo:

  • essere forti

  • essere brillanti

  • essere presenti

  • fare mille cose

  • crescere continuamente

È una bugia.

La crescita personale non è una corsa verso l’alto.
È una curva fatta di avanzamenti e ricadute.

La parte più saggia?
Accettare di essere umani.
E quindi imperfetti, ciclici, vulnerabili.

Proprio lì nasce la vera forza.


6. Come ripartire quando tutto sembra difficile

A. Micro-obiettivi

Non cambiare la tua vita: cambia 10 minuti della tua giornata.

B. Routine brevi

Non serve un’ora di meditazione. Bastano 3 respiri lenti.

C. Movimento minimo

15 minuti di camminata quotidiana cambiano il cervello (studi dell’American Psychological Association).

D. Taglia 1 cattiva abitudine

Una sola: quella che ti pesa di più.
Non tutte insieme.

E. Scegli una cosa che ti dà significato

Non felicità.
Significato.

La felicità va e viene.
Il significato resta.


7. Non sei bloccato: ti stai trasformando

Ogni blocco è un punto di frattura tra ciò che eri e ciò che stai diventando.

I segnali di trasformazione:

  • qualcosa ti va stretto

  • non sopporti più certe situazioni

  • desideri più libertà

  • vuoi cambiare, ma non sai come

Non è un fallimento.
È un risveglio.

Le crisi sono porte.
Sempre.


8. Una riflessione personale (il tuo tocco)

Puoi chiudere il post con un passaggio emotivo, in prima persona:

Ci sono giorni in cui vorrei solo staccare tutto, sparire, mettere in pausa la testa. Poi capisco che quel blocco, quella stanchezza, non è il segnale di una fine, ma l’inizio di un cambiamento che ancora non riesco a vedere.
Allora rallento, respiro e riparto da una cosa sola: ciò che mi fa sentire vivo.

lunedì 17 novembre 2025

Punizioni e ricompense. Lo schema complesso del nostro comportamento

Gli schemi del comportamento umano: come ricompense e punizioni guidano le nostre scelte


self help


«Il libero arbitrio è un’illusione; le persone scelgono sempre la via che percepiscono di maggiore piacere» – scrive Scott Adams. Una frase provocatoria, certo, ma che riflette una domanda antica: siamo davvero liberi nelle nostre azioni o rispondiamo a schemi profondi che orientano il nostro comportamento?

La psicologia moderna, soprattutto grazie agli studi pionieristici di B. F. Skinner e del condizionamento operante (https://www.simplypsychology.org/operant-conditioning.html), offre una risposta precisa: il nostro comportamento è modellato, più di quanto crediamo, da un sistema continuo di rinforzi e punizioni. È un meccanismo semplice solo in apparenza, ma che determina abitudini, scelte quotidiane, comportamenti automatici e perfino decisioni importanti.


Rinforzo e punizione: le fondamenta del comportamento umano

Gli psicologi distinguono quattro grandi categorie che spiegano come nasce, si mantiene o si estingue un comportamento.

1. Rinforzo positivo

È la dinamica più intuitiva: un comportamento seguito da una ricompensa tende a essere ripetuto.
Studiamo → riceviamo un buon voto → ripetiamo il comportamento.
Lavoriamo bene → otteniamo un bonus → aumentiamo l’impegno.

Questa logica è alla base della motivazione umana ed è ampiamente studiata in psicologia comportamentale e in ambito educativo (https://www.apa.org/education-career/guide).

2. Rinforzo negativo

Il termine genera spesso confusione: non significa “punizione”, ma rimozione di un disagio.
Sentiamo freddo → indossiamo un maglione.
Abbiamo dolore → prendiamo un analgesico.

Il comportamento viene rinforzato perché attenua una condizione spiacevole.

3. Punizione positiva

Consiste nell’aggiungere una conseguenza sgradevole per scoraggiare un comportamento.
Una sanzione disciplinare, una multa, il carcere.

4. Punizione negativa

È la sottrazione di qualcosa di desiderabile.
Niente PlayStation dopo un brutto voto.
Niente benefit aziendali dopo comportamenti scorretti.

Le ricerche moderne mostrano che il rinforzo è più efficace della punizione nel lungo periodo (https://www.psychologytoday.com/us/basics/reinforcement), ma entrambi giocano un ruolo cruciale nel modellare i comportamenti.


Dove agisce il sistema ricompense–punizioni

L’aspetto più affascinante di questo modello è la sua universalità. Lo ritroviamo in quasi tutte le dimensioni della vita sociale.

Scuola: il sistema voti-premi

Promozioni, lodi, riconoscimenti accademici: sono tutti rinforzi positivi.
Al contrario, basse valutazioni o richiami disciplinari funzionano da punizione.

Lavoro: la leva più potente per motivare

Bonus di produzione, premi aziendali, avanzamenti di carriera: sono ricompense formali.
Sanzioni o riduzioni di benefit rappresentano punizioni che disincentivano comportamenti scorretti.

Relazioni: premi emotivi e punizioni silenziose

Piccoli gesti affettuosi, attenzioni, “ricompense emotive” rafforzano la relazione.
Al contrario, freddezza, distacco o litigi fungono da punizioni implicite.

Marketing: la scienza del condizionamento

Sconti, punti fedeltà, notifiche personalizzate.
La pubblicità utilizza scientemente i meccanismi di rinforzo per orientare le scelte dei consumatori.

Genitorialità: premi e limiti

È il campo dove questi schemi sono più evidenti: ricompense per incentivare, limiti per correggere.
È il linguaggio universale dell’educazione.


Crescita personale: la costruzione delle abitudini

I moderni sistemi di auto-miglioramento, dalla “habit formation” alla metodologia del cue–routine–reward di Charles Duhigg, sono tutti basati sul principio: innesco → comportamento → ricompensa.


Dopamina e ricompense: il motore invisibile

Ogni ricompensa – materiale, emotiva o simbolica – attiva la secrezione di dopamina, il neurotrasmettitore associato alla motivazione e al piacere anticipato.

La dopamina ha una caratteristica cruciale:
non distingue tra buone e cattive abitudini.

Ricevere un messaggio, ottenere un like, scoprire una notifica: tutto genera micro-picchi di piacere.
Il cervello apprende rapidamente a ricercare questi stimoli, creando routine automatiche spesso inconsapevoli.


La dittatura della tecnologia: il caso smartphone

Le piattaforme digitali sono costruite per sfruttare il circuito dopaminico.
Ogni notifica di WhatsApp, Instagram o Facebook attiva la stessa dinamica del rinforzo positivo: un piccolo premio immediato che ci spinge a interrompere qualsiasi attività.

Così si generano:

  • perdita di concentrazione

  • diminuzione della produttività

  • dipendenza da stimoli continui

È un ciclo che arriva a modellare la nostra attenzione e la nostra capacità di rimanere concentrati.


Smart working: la nuova trappola del rinforzo negativo

Durante il lungo periodo di smart working, molti hanno sperimentato un altro meccanismo: usare il cibo come “interruzione del disagio”.

Stress, noia, solitudine → caffè, snack, zuccheri → sollievo immediato.

Questo comportamento viene rinforzato rapidamente perché elimina un fastidio, ma nel lungo periodo:

  • aumenta il peso

  • riduce la produttività

  • altera i ritmi biologici

  • crea dipendenze alimentari

È un ciclo che dimostra quanto il rinforzo negativo possa essere sottovalutato e pericoloso.


Il mito del libero arbitrio: quanto siamo davvero liberi?

La psicologia comportamentale mette in discussione l’idea che siamo artefici assoluti delle nostre scelte.
Molto più spesso, rispondiamo automaticamente a:

Il condizionamento operante suggerisce che il comportamento umano è profondamente modellato dall’ambiente, molto più di quanto siamo disposti ad ammettere.

Siamo convinti di essere liberi, ma le nostre decisioni vengono spesso prese da circuiti automatici costruiti nel tempo.


La consapevolezza come forma superiore di libertà

Capire i meccanismi che guidano il comportamento non significa negare la libertà umana.
Al contrario, significa ampliarla.

Quando riconosciamo come e perché agiamo:

  • possiamo interrompere abitudini dannose,

  • costruire routine virtuose,

  • evitare manipolazioni,

  • diventare più consapevoli,

  • recuperare il controllo delle nostre scelte.

Come affermò Skinner, l’uomo diventa libero quando comprende le forze che lo guidano.
La consapevolezza è l’antidoto al condizionamento invisibile che plana su ogni gesto della vita quotidiana.


Conclusione

Ricompense e punizioni non sono semplici concetti scolastici, ma l’architettura profonda del comportamento umano. Governano la motivazione, modellano le abitudini, plasmano le relazioni e orientano le nostre scelte molto più di quanto immaginiamo. Comprendere questi meccanismi significa accedere a una forma più avanzata di autoconsapevolezza e costruire un’identità più stabile, solida e libera.



martedì 17 ottobre 2017

7 buone abitudini per vivere meglio

Le buone abitudini e il Content Marketing 


content marketing


Chi si occupa di contenuti per il web deve essere sempre in perfetta forma!


Il lavoro di Content Marketing impone lunghe sedute al computer, orari folli e spesso notturni, poche possibilità di svolgere una vera e propria attività fisica, il tutto a discapito della salute fisica e mentale.


Come rimediare? Con alcune buone abitudini.


 Noi siamo ciò che facciamo ripetutamente. Perciò l’eccellenza non è un’azione, ma un’abitudine.” diceva Aristotele e aveva ragione.



 Le buone abitudini non sono una panacea, ma servono a creare le condizioni di una vita più salutare. Oggi vi proporrò una serie di “azioni ripetute” che in poco tempo diverranno delle buone e sane abitudini che vi aiuteranno a lavorare meglio, ma non solo.


 1 # Bevi un bicchiere di acqua e limone appena alzato

Questo è il suggerimento del secolo.

Lo ritroviamo dappertutto da Facebook, alla rivista che si occupa di benessere, lo ascoltiamo in tv e dalle signore ben informate. Senza addentrarci in complicati discorsi, bere acqua appena alzati è utile perché idrata il corpo a digiuno di liquidi per tutto il tempo della permanenza a letto durante il sonno notturno.

Per non “insultare” il corpo, ancora caldo di coperte, è buona norma non bere acqua troppo fredda, anzi meglio se leggermente tiepida, alla stessa temperatura del corpo 37° gradi circa

2 #  Svegliati presto! 

alarm clock

 Questa è una nota dolente. La sveglia puntata alle prime ore del mattino è inaccettabile per molte persone. Ma anche questa è un’abitudine.
Bisogna resistere i primi giorni , ma poi ci si sveglierà naturalmente.

Certo non è possibile conciliare le “ore piccole” con la sveglia puntata alle 5!

I vantaggi di alzarsi presto 
Dopo il riposo notturno il cervello è nelle condizioni ottimali per lavorare ed essere pronto e vigile. Un altro aspetto da considerare è la tranquillità delle prime ore del mattino. Pochi rumori, il resto della casa che dorme, atmosfera ideale per essere produttivi.
Svegliarsi presto ci darà la possibilità di affrontare la giornata nel migliore dei modi.

3 # L’igiene dentale 

lavare i denti

Un’altra abitudine da coltivare appena svegli è l’igiene dentale. Lavare i denti con abbondante acqua e con un ottimo dentifricio libererà la bocca da tutti i residui accumulati durante la notte.

Una pratica da associare alla pulizia dei denti è quella della detersione della lingua.
Questa abitudine, di derivazione yogica, migliorerà il tuo alito e ti consentirà di assaporare meglio la colazione.
Alcuni spazzolini sono già provvisti di un raschietto per la pulizia linguale. Esistono anche degli attrezzi dedicati che con delicatezza riescono a pulire la lingua in profondità. Ecco alcuni esempi

4 # Stretching

streching

 Avere qualche minuto in più al mattino ci consentirà di effettuare qualche esercizio di stretching.
Distendere i muscoli dopo il riposo notturno è una pratica salutare che rimedierà a tutti gli antipatici dolorini che ci affliggono appena alzati.

Quali esercizi svolgere?

Basta fare un giro in rete , soprattutto su youtube per trovare spunti interessanti. Il consiglio, soprattutto se siamo poco allenati, è quello di non esagerare. Pochissimi minuti e altrettanto pochi esercizi all’inizio possono bastare.

Col passare del tempo verrà naturale dedicare qualche minuto in più all’allenamento fisico e gli esercizi di stiramento si potranno trasformare in asana yoga. Fate sempre attenzione, soprattutto per chi soffre di problemi alla schiena.

Ecco alcuni utili link
meditazione


Meditare fa bene. Anche la scienza ufficiale ha sancito la validità di questa pratica mutuata dalle antiche tradizioni orientali. 
Basteranno pochi minuti di pausa, cercando di fare il vuoto nella testa e i benefici che ne scaturiranno saranno tangibili.

Le tecniche? Ne esistono molte, ma non mi farei irretire da questo particolare.

Meditare significa fermarsi, stare in luogo tranquillo ad ascoltare il ritmo del proprio respiro. Nulla di complicato. Non esiste una meditazione fatta bene. Chiaramente fermarsi a meditare in un momento di particolare eccitazione non è consigliabile. Anche in questo caso il web è pieno di video e siti che ci danno le dritte giuste.

6 # Organizzati con le liste


Scrivere le cose da fare durante il giorno è di grande aiuto. Fissare sulla carta gli obiettivi del giorno ci aiuterà a realizzarli. Siate precisi, non vaghi, focalizzatevi su azioni concrete e non astratte. Non create elenchi lunghissimi con decine di cose da fare, ma fissate solo le tre cose più importanti e fate in modo di portarle a termine. Liste con molti elementi non verranno mai completate dando la sensazione di fallimento. Se vuoi approfondire leggi: 

7 # Ascolta musica o un audiolibro 

musica per il cervello


La musica è pane per il cervello.


Nella tua routine mattutina non può mancare un momento dedicato all’ascolto di una playlist. Se ti serve sprint ti orienterai su musica che ti dia energia, se la giornata è dedicata al relax allora opta per una compilation soft. Una valida alternativa è l’ascolto di un podcast o di un audiolibro.

Ricordate! La mente va sempre e costantemente alimentata. 

Ecco le mie playlist preferite

Dopo aver parlato delle buone abitudini, non mi resta che sottolineare quelle da evitare.

7 bis # Cattive abitudini da evitare. 


tazzina di caffè

  • Cellulare Molte persone hanno l’abitudine di attaccarsi allo smartphone appena alzati per controllare la posta elettronica o accedere ai social. Evitate questa infausta abitudine. Dedicatevi a voi stessi come vi ho detto e dopo, molto dopo accendete lo smartphone.
  •  Caffè Anche abbondare in caffè e stimolanti non è una buona abitudine. Il corpo appena sveglio è già pronto ad affrontare la giornata e non ha alcun bisogno di altri supporti. Rimandate il caffè a metà mattinata.


L’ultima raccomandazione.


 Non cambiate le abitudini nel week end . La tentazione di svegliarsi tardi quando non si va al lavoro è forte. Le abitudini, però sono tali se vengono coltivate quotidianamente e non ammettono eccezioni

Niente di complicato vero? Che ne pensate?

Raccontatelo nei commenti.

sabato 22 novembre 2014

5 aforismi per la tua motivazione



motivazione

Tieni alta a tua motivazione.
 5 aforismi, 5 frasi per non abbatterti mai!

  • Tieni gli occhi sulle stelle e i piedi per terra - Roosvelt


  • Devi Imparare le regole del gioco e poi giocare meglio di chiunque altro - Einstein


  • Accettare le sfide in modo che si possa sentire l'ebbrezza della vittoria. - Patton


  • Se stai attraversando l'inferno, vai avanti. - Churchill


  • Fate qualcosa di meraviglioso, la gente  vi può imitare.
    Schweitzer

leone e leonessa


antonio grillo

martedì 29 luglio 2014

Pensa positivo: è solo un giorno che non va

Esistono dei giorni in cui non abbiamo nemmeno la forza di alzarci dal letto oppure quelli in cui abbiamo la sensazione che tutto debba andare storto.
In tali momenti è la vita che prende il sopravvento su di noi, la nostra mente ci impone dei modelli che non sono i nostri, quella che cambia non è la realtà, ma la percezione che noi abbiamo di essa.

pensiero-positivo

Noi possiamo cambiare questo meccanismo perverso e riprendere il controllo.


La nostra vita è fatta di tante azioni, piccole e grandi che compiamo in ogni istante e che la orientano in un verso piuttosto che in un altro. Riprendere il controllo significa adottare nuove abitudini che possano trasformarci.

Ecco alcuni esempi.

  • Imparare a dire no. Spesso ci capita di fare delle cose controvoglia, solo perché ci sono state chieste da qualcuno a cui vogliamo bene. Con tatto e gentilezza possiamo rifiutare qualche compito che non ci aggrada, questo ci rafforzerà e aumenterà il rispetto che gli altri hanno per noi.
  • Non lamentarsi. Lamentarsi non serve a niente, anzi serve solo a sottrarci energie. Perdiamo tempo a lamentarci e non agiamo. A volte il rimedio è semplice, ma non lo utilizziamo perché la nostra mente è troppo occupata a lamentarsi.
  • Siate gentili. In queste poche parole è racchiuso tutto il pensiero di Dale Carnegie; date agli altri più di quanto si aspettano, trattateli bene e avrete di più dal prossimo.
  • Apprezzate quello che avete. Siamo spesso portati a ritenere come acquisite le cose che abbiamo e desiderare quelle degli altri. Fermiamoci e scrutiamo con attenzione tutto ciò che la vita ci ha donato.
  • Non cercare l'approvazione altrui. Sii sicuro di te stesso, esprimi con chiarezza i tuoi pensieri, non avere paura di sbagliare, ma soprattutto non cercare l'approvazione di nessuno.
  • Pensa positivo. Tutti i suggerimenti sopra riportati possono riassumersi in un unico concetto, quello di pensare positivamente. Accettiamo tutto con positività, trasformiamo gli imprevisti in occasioni, non cessiamo di operare e di agire. Trattiamo bene il prossimo. Sorridiamo alla vita. mettiamo nel nostro modo di vivere anche un po' di sano egoismo
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sabato 3 marzo 2012

Pensa e arricchisci te stesso: la seconda lezione

Nel precedente post ho (leggi) cominciato a delineare le tesi di Napoleon Hill, forse il più grande scrittore "motivazionale" di ogni tempo.


Abbiamo detto che il fulcro del pensiero di Hill si basa sull'avere un pensiero, nel casi particolari trattati dallo scrittore si tratta di pensieri di ricchezza.

Hill sostiene che tutto quello che si pensa può essere creato. 


Napoleon


Non si tratta, però di avere un desiderio astratto di arricchirsi, ma di qualcosa di molto più concreto e pratico.


Bisogna, cioè stabilire l'ammontare della ricchezza cui si vuole arrivare e stabilire anche la data entro la quale riuscire nel risultato.


Nello specifico i passi per raggiungere la ricchezza sono i seguenti:



  • Determinare con estrema precisione la somma di denaro che si vuole avere.
  • Indicare la data entro la quale raggiungere il risultato che ci siamo prefissi
  • Stabilire cosa intendete fare per ottenere il denaro.
  • Fate un progetto dettagliato
  • Pensate a una frase che abbia una qualche rima o assonanza da ripetere spesso nella vostra mente, nella quale siano presenti la quantità di denaro che vorreste possedere e la data prevista per l'evento (ad esempio il 10  ottobre centomila euro io avrò )
  • Ogni mattina, appena alzati e ogni sera prima di andare a dormire leggete la frase a voce alta. Importante è non una lettura distratta, ma concentrata con la fede e la determinazione che tutto sta concorrendo per realizzare l'obiettivo preventivato.
soldi

Siamo ancora a un livello di dettaglio approssimato, nelle prossime lezioni cercherò di illustrare meglio il pensiero di Napoleon Hill che in circa vent'anni di contatti con le persone più ricche d'America elaborò questa teoria che ha influenzato tutti gli scrittori successivi da Og Mandino a Anthony Robbins.